[APodcast] La battaglia Assoprovider per liberalizzare il Wi-Fi nell’ultimo miglio

Le battaglie di Assoprovider sono battaglie di tutti. Prosegue l’appuntamento con i podcast dell’associazione con il contributo di Sicetelecom, TP-Link e AVM e il supporto editoriale di Radio IT. Nel quarto episodio, raccontiamo la battaglia per liberalizzare il Wi-Fi in Italia.

La storia di Internet in Italia è stata fatta soprattutto da tanti piccoli Internet Service Provider – operatori di prossimità come ci piace chiamarli – che sperimentavano nuove tecniche per abbattere il digital divide nei piccoli centri della penisola (e talvolta anche in città).

Matteo Fici, fondatore e amministratore di Assoprovider, e Marco Piai, consigliere nazionale Assoprovider, raccontano nel nuovo podcast targato Assoprovider, di come sperimentassero a bordo di sidecar e quad, con delle antenne riceventi, per verificare la copertura sul territorio dei loro servizi internet via ponte radio, cioè senza cavi.

Ascolta la puntata completa qui: https://assoprovider.it/4podcastfb

Il focus di questo quarto appuntamento con “Battaglie della Rete” è proprio sulla liberalizzazione della connettività Wi-Fi, in particolare per il collegamento dell’ultimo miglio.

Telecom torna monopolista con l’adsl

A iniziare il racconto di questa battaglia, Antonio Ruggiero, tesoriere Assoprovider. 

Oggi l’adsl è uno strumento diffuso e comune. Venti anni fa, quando i primi pionieri della rete in Italia avviavano le sperimentazioni che abbiamo descritto, non era possibile utilizzarla liberamente.

La battaglia di Assoprovider ha permesso la liberalizzazione della connettività senza fili, attraverso i ponti radio, che permettevano di portare Internet anche nelle zone a fallimento di mercato.

Tutto comincia nel 2002, con la cosiddetta legge “Salva Provider”, di cui abbiamo parlato nell’episodio precedente. Come spiega Ruggiero, dopo quella norma che equipara gli ISP alle società di telecomunicazione, gli operatori di prossimità “iniziano a sperimentare tecnologie di trasmissione dati in modalità wireless, per fornire la connessione Internet a famiglie e imprese dove l’adsl non arriva”.

La sperimentazione, talvolta avventurosa, come negli esempi di Fici e Piai, viene però interrotta da un nuovo decreto ministeriale: approvato nel maggio 2003, il provvedimento delimita la connettività wifi solo ad aree delimitate, come aeroporti, alberghi, lidi, piscine e simili.

In sostanza, ricorda Ruggiero, “non è più possibile usarlo per coprire il cosiddetto ultimo miglio, per portare cioè la banda larga a utenti non coperti dall’adsl”.

Sono i primi anni di diffusione dell’adsl, che rappresenta una linea di trasmissione più veloce rispetto al 56k o al 128k fino a quel momento diffusi, ma sempre su linea telefonica. Dove il cavo non arriva, non arriva nemmeno Internet veloce, dunque.A peggiorare ulteriormente lo scenario, il fatto che, come ricorda Fici, “le adsl vengono prodotte solo da Telecom Italia, che ha la tecnologia completamente in casa: la società è, di fatto, di nuovo monopolista, mentre il modello di business degli isp viene completamente messo in discussione”.

La sperimentazione dei ponti radio e la battaglia politica

Assoprovider e gli operatori di prossimità si adoperano per rimediare al problema, lavorando su due fronti. 

Il primo è quello della già citata sperimentazione, avviata su autorizzazione ministeriale, sulla connettività via radio (wireless appunto), che consente, spiega Fici, “di migliorare la velocità di banda di cinque, sei volte rispetto agli standard dell’epoca”. Tra i primi progetti, quello avviato da Piai in cinque scuole piemontesi.

Per circa due anni, gli ISP come Piai devono però continuare a richiedere l’autorizzazione al ministero per le loro sperimentazioni, per continuare progetti come quello nelle scuole, perché il codice delle tlc non prevede la possibilità di collegare in ultimo miglio tramite ponte radio. E ancora oggi, spiega il consigliere nazionale Assoprovider, “esistono delle limitazioni burocratiche che non ci permettono di operare liberamente”

Il primo fronte di resistenza degli operatori di prossimità è quindi quello delle sperimentazioni. Il secondo è quello dell’interlocuzione politica.

Prima con Maurizio Gasparri, poi sostituito da Mario Landolfi, dopo un rimpasto di governo, Assoprovider interloquisce con il Ministero delle Telecomunicazioni affinché venga liberalizzato l’impiego della connettività wi-fi, “allineando quindi la normativa italiana a quella di altri Paesi europei”, racconta Ruggiero.

Il rapporto con Landolfi sembra propizio. Il ministro è infatti campano, come Marcello Cama, un’altra delle colonne storiche di Assoprovider. In particolare è di Mondragone (CE), sede della IC Network di Nino Morrone, un altro dei soci di vecchio corso di Assoprovider: lui, racconta, con Landolfi ci è cresciuto.

Le due parti si incontrano quindi dopo appena un mese dall’insediamento del nuovo titolare del dicastero. Peccato che, racconta Cama, “a luglio 2005, Al-Qaeda attacca la metropolitana di Londra: lo stato di emergenza scatta ovunque in Europa e l’allora ministro dell’Interno Pisano blocca la liberalizzazione di Internet”, per impedire ai  jihadisti di comunicare tra loro.

Tutto sembra arenarsi. Ma Assoprovider non demorde: gli associati e il ministro decidono per un nuovo incontro a Mondragone. Qui Landolfi spiega che, in quei pochi mesi che lo separano dalla fine della legislatura, vuole lasciare il segno.

Matteo Fici e soci gli ricordano allora che il decreto per la liberalizzazione c’è già, pronto nel cassetto dell’associazione, dato il lavoro fatto in precedenza con Gasparri. “In pochissimi giorni otteniamo la liberalizzazione del wi-fi”, racconta allora Fici, “e compiamo un nuovo passo in avanti verso per il superamento del digital divide nel nostro Paese”

Come ricorda Matteo Fici, questa battaglia “ha portato a uno dei più importanti risultati di Assoprovider: ancora oggi, infatti, il wireless continua a funzionare e a portare la banda larga in tante aree d'Italia, in città così come nelle aree più periferiche”.

Leggi anche: [APodcast] Assoprovider e la battaglia dei piccoli contro i grandi (e la legge del più forte)

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