Edge computing: 3 aspetti da conoscere

edge computing

Un’architettura IT distribuita e decentralizzata. È così che si presenta l’edge computing, la tecnologia che promette nuove opportunità per i provider, nello sviluppo e offerta di servizi per reti 5G e IoT.

A cosa serve l’edge computing? In parole semplici, è una tecnologia che consente di decentralizzare il cloud. Ci riesce rendendo alcune applicazioni libere dai data center remoti, consentendole di appoggiarsi a computer locali.

L’edge computing sfrutta componenti e sistemi elettronici noti come SFF, acronimo che sta per “small form factor”, avvicinando così i componenti base di elaborazione e conservazione dei dati, alle fonti che li generano.

In quest’articolo sveliamo tre aspetti che devi assolutamente conoscere per sfruttare i vantaggi e cogliere le opportunità della tecnologia.

La morte del cloud?

“L’edge computing comporterà la fine del cloud”. Questa è l’opinione di un protagonista dell’ecosistema dell’innovazione mondiale, Peter Levine, partner del venture capital Andreessen Horowitz.

Secondo Levin, in un futuro in cui dispositivi come droni, macchine a guida automatica e robot saranno sempre più diffusi in azienda e in casa, serviranno processi molto rapidi: inviare dati sul cloud potrebbe essere una soluzione ancora troppo lenta.

Levin non sostiene che il cloud scomparirà del tutto dalla scena, ma il suo ruolo sarà di gran lunga ridimensionato.

Qui il video integrale del suo intervento sull’argomento

Il matrimonio dell’edge computing con l’IoT

Chi implementa soluzioni nell’ambito dell’IoT sa quali sono i problemi che spesso si trova a fronteggiare, servendosi del modello di cloud convenzionale: dai problemi di latenza, alla mancanza di banda.

L’edge computing è una delle tecnologie che permette di risolvere molti di questi problemi, perché riduce la mole di dati da inviare nel cloud: i dati più critici per la latenza, infatti, sono elaborati nel punto di origine, grazie a dispositivi smart.

L’incremento degli oggetti collegati alla Rete ha avuto una grande spinta nel 2019. Secondo i dati raccolti dalla Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things 2020 della School of Management del Politecnico di Milano, il mercato dell’Internet delle Cose ha raggiunto un valore di 1,2 miliardi, con un aumento del +24% rispetto al 2018.

L’edge computing, nella fase di maturità che sta per raggiungere, promette di far crescere ancora di più questi numeri, puntando sul mondo business, dell’industria e soprattutto in quello della Sanità.

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Le opportunità per le telco

Delle opportunità dell’edge computing per le Telco, parla il report “Telcos and Edge Computing: opportunità, threat or distraction”, diffuso dall’azienda Vertiv.

Nel documento si legge che la crescita dell’Edge offre ai provider l’opportunità di sviluppare servizi relativi alle reti 5G e IoT, grazie soprattutto ai data center modulari prefabbricati, i cosiddetti PFM.

I PFM permetteranno ai provider di fornire le infrastrutture edge del futuro, in un mercato che, secondo le stime di Vertiv, raggiungerà il valore di 4,3 miliardi nel 2023.

Scendendo più nel dettaglio, sono tante le possibili applicazioni che potranno essere sviluppate dai provider. Pensiamo, per esempio, a soluzioni che richiedono latenza bassa (come i servizi delle auto a guida autonoma) oppure servizi di larghezza di banda elevata (come i sistemi videosorveglianza). I provider potrebbero offrire questi servizi come Iaas (acronimo di infrastructure as a service) oppure come Paas (platform as a service).

Un altro scenario riguarda la possibilità di distribuire siti di edge computing nelle aziende, in modo da fornire servizi e connettività 5G privati, senza la necessità di creare reti LAN, oppure servirsi di wifi tradizionali.

Ma questi sono solo alcuni esempi di tanti mercati da tenere d’occhio in campi come la realtà virtuale e aumentata, o il mobile gaming.