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Persistenza, parola magica e le 3 grandi sfide di Assoprovider

Persistenza è una parola magica. Solo chi sa resistere e non si arrende, malgrado gli ostacoli, raggiunge risultati memorabili.

La persistenza è uno dei valori di Assoprovider, un faro che guida ogni nostra azione e che ci ha permesso di vincere tante battaglie negli anni per portare più giustizia e trasparenza nel settore delle telecomunicazioni.

Con lo stesso spirito, l’associazione affronterà quest’anno, ricco di sfide per noi e per tutti quelli che tengono a cuore la sorte delle tante piccole e medie imprese italiane, schiacciate spesso da logiche ingiuste quanto dannose per l’intero Paese.

In questo post ti raccontiamo quali sono i tre fronti principali nei quali metteremo a disposizione la nostra determinazione e le nostre competenze

1. Porre fine alle discriminazioni nelle punto a punto

«L’Italia è il Paese che fa pagare le punto a punto più di tutti, due volte di più della Polonia che è il più caro tra i paesi della Comunità Europea. Se vado in Inghilterra, lo stesso servizio costa un decimo tanto per fare un raffronto. Gli Internet service provider non solo sono i più svantaggiati economicamente perché sono gli unici che pagano l’intero contributo, ma lo sono anche in termini di procedura di assegnazione delle frequenze. La nostra categoria è svantaggiata perché non ha il potere, come le altre, di farsi fare leggi su misura», è la denuncia del nostro presidente Dino Bortolotto (leggi qui l’intervista integrale).

Una vera e propria discriminazione a cui l’associazione vuole porre fine. Per questo dialogheremo con il Ministero dello Sviluppo Economico per rendere trasparenti i dati sulle punto e punto, ribadendo la nostra controproposta:

Equiparare il canone del contributo amministrativo pagato dai Service Provider a quello agevolato degli operatori televisivi.

2. Trasparenza nell’utilizzo del sottosuolo

È l’altra grande sfida dell’associazione quest’anno: l’utilizzo del sottosuolo. Ci sono centinaia di ISP che scavano per posare cavidotti o per utilizzare cavidotti esistenti per posare la loro fibra e sono ostacolati dalle amministrazioni comunali che non hanno ancora recepito “gli ultimi 10 anni di normative in termini di riutilizzo del sottosuolo”. Come spiega Dino Bortolotto:

«Il problema è che non esiste un atteggiamento coerente con il quadro legislativo nazionale. I nostri colleghi si trovano di fronte a ostacoli, come la richiesta di una fideiussione, oppure vengono messi in attesa di una fantomatica gara per un’assegnazione esclusiva. Interpretazioni fantasiose che fanno gli interessi di monopolisti e oligopolisti. Peccato che le leggi stabiliscano proprio il contrario, cioè che non è possibile offrire l’uso di un bene pubblico in esclusiva a un soggetto, ma bisogna concederlo a tutti alle medesime condizioni», continua Bortolotto.

Un tema delicato al quale si aggiunge un’altra legge, oggi disattesa da tanti con l’Istituzione del SINFI (il catasto nazionale delle infrastrutture, ndr) quella che chiede alle pubbliche amministrazioni di conferire i dati sul loro sottosuolo. Conoscendo, infatti, dove sono presenti i cavidotti i piccoli operatori risparmierebbero tanti soldi sui costi degli scavi per posare fibra, offrendo vantaggi ai territori in termini di connettività veloce e riduzione del digital divide.

Assoprovider invierà una lettera agli 8mila comuni italiani, offrendosi come supporto qualora ci fossero difficoltà a interpretare in modo giusto le leggi in vigore.

Inoltre, chiederà l’aiuto di Agicom e del MISE per spingere le amministrazioni locali a conferire i loro dati al SINFI, e a gestire le infrastrutture in modo trasparente.

3. Equità nei finanziamenti pubblici nel settore

L’altro grande tema è quello dei finanziamenti pubblici nel settore. La vicenda Open Fiber e altre simili mostrano come sia necessario un utilizzo dei soldi pubblici in modo più efficiente e distribuito:

«Invece di dare i soldi pubblici a un unico soggetto, per poi far scattare il meccanismo dei subappalti, non sarebbe più utile, distribuire i soldi a diversi soggetti, finanziando, per esempio, delle aree specifiche? Così si eviterebbe lo spreco di soldi che avviene consegnando i soldi ai soliti giganti», prosegue Dino Bortolotto.

L’impegno di Assoprovider per una più corretta gestione dei finanziamenti pubblici, partirà dal controllo di quello che è stato fatto.

L’associazione chiederà di accedere agli atti e controllare se c’è differenza tra quello che è stato finanziato e quello che è stato poi realizzato.

E se le infrastrutture, realizzate con i soldi pubblici, vengono poi messe a disposizione di tutti in modo trasparente e non discriminatorio.

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