Gaia-X: il cloud dei cloud europeo, contro lo strapotere di USA e Cina (almeno a parole)

gaia-x

Oggi le nostre informazioni finiscono sul cloud, quell’infrastruttura agile e scalabile che ti permette di usufruire di servizi di server, risorse di archiviazione, database, rete, software, analisi e Intelligence, senza possederli in supporti fisici.

La partita del cloud è fatta di tante azioni decisive. C’è chi distribuisce i servizi di cloud, come Amazon e Microsoft che da soli si prendono più della metà del mercato. C’è chi quei servizi li compra e li utilizza sempre più massicciamente: secondo alcune stime, l’85% delle aziende, nel mondo, usa già la ‘nuvola’ per immagazzinare dati sensibili.

In mezzo ci sono tutti gli utenti di Internet che a quei cloud finiscono per fornire tante informazioni, spesso molte di più di quanto ci rendiamo conto. La domanda quindi diventa: chi controlla questi dati? Quanto sono al sicuro le nostre informazioni personali?

Che cos’è Gaia-X

Gaia-X è il progetto europeo che dovrebbe proprio rispondere a queste domande. A giugno di quest’anno, i ministri dell’economia Bruno Le Maire (Francia) e Peter Altmaier (Germania) hanno ufficialmente dato il via al progetto: l’idea è di creare un’infrastruttura cloud europea, che sia in qualche modo libera dal controllo dei Big della Silicon Valley (come appunto Amazon e Microsoft, ma anche Google e Alibaba), per raccogliere, conservare e gestire i dati degli utenti secondo i valori e le normative europee, rispettando quindi trasparenza, sicurezza, affidabilità dei sistemi, tutela della privacy.

22 le aziende capofila del progetto europeo, con nomi di peso come Deutsche Telekom, Siemens, Bosch, Atos e Sap, che dovrebbero creare e amministrare l’ente giuridico che realizzerà Gaia-X.

Cloud di cloud

Dal punto di vista tecnico, Gaia-X dovrebbe assumere la forma di una infrastruttura “hyperscaling”, ovvero un’architettura di server massivamente scalabili e reti virtuali: qualunque sia il progetto, in sostanza, il sistema deve essere talmente agile da permettere una veloce scalabilità e talmente potente da funzionare per progetti su scala europea. 

Gaia-X è stata definita come una sorta di “cloud dei cloud”: l’infrastruttura servirà a fornire uno standard unico, condiviso tra tutti i Paesi parner, per mettere in sicurezza i dati europei e collegare tra loro i diversi servizi in cloud.

La parola d’ordine sarà quindi interoperabilità: i fornitori di servizi di cloud computing che parteciperanno al progetto saranno autonomi, ma dovranno rispettare determinate regole comuni e certificare i propri servizi, dal punto di vista tecnico, così come dal punto di vista legale, mentre tutela della privacy e sicurezza informatica al centro.

I servizi di Gaia-X potrebbero essere operativi già nei primi mesi del 2021. 

E l’Italia?

Il cloud dei cloud è sostenuto, oltre che dai Paesi proponenti, dalla Commissione europea, e i singoli Paesi dell’Unione potranno decidere di contribuire allo sviluppo e quindi offrire i servizi di Gaia-X.

Secondo Wired, sono state quattordici le aziende italiane ad aver incontrato gli emissari del ministero tedesco dell’Economia, che a luglio hanno avviato un’operazione di “scouting” nel nostro Paese, per capire quali tra loro potrebbero essere interessate al progetto. Tra le aziende coinvolte al primo appuntamento, grandi nomi dell’itc come Tim, Aruba, St Microeletronics, Retelit, Sogei, Inforcert e Pagopa, ma anche Cassa depositi e Prestiti, Confindustria e Confindustria digitale, così come grandi gruppi non direttamente coinvolti nel mercato delle telecomunicazioni del calibro di Eni, Enel, Leonardo, Poste, Ferrovie dello Stato e Rete ferroviaria italiana. La riunione è stata coordinata dal ministero dell’Innovazione. 

Gaia-X contrasterà (davvero) i big USA?

Malgrado il coinvolgimento delle aziende del Belpaese e del ministero dell’innovazione, però, per Key4Biz manca “una strategia italiana su Gaia-X”. Più in generale, il portale dedicato al business è critico sull’intera operazione europea, perché il “contrasto” ai Big della Silicon Valley sarebbe solo di facciata.

Cacciati dalla porta, Amazon, Microsoft e Google (oltre alla cinese Alibaba) potrebbero rientrare dalla finestra. Allo stato attuale, infatti, questi colossi potrebbero rientrare a far parte di Gaia-X ed essere comunque certificati dal cloud dei cloud.

Per Key4Biz, “il rischio è che nel 2025, quando l’economia dei dati del Vecchio continente varrà, secondo stime della Commissione europea, 829 miliardi di euro, gran parte di quel valore fluisca verso Stati Uniti e Cina”. Dati che potrebbero essere collegati alla sicurezza nazionale, oltre alla competitività delle aziende dell’Unione. 

Come accennato, l’Europa non ha grosse aziende nella top ten globale della fornitura di servizi di cloud computing e anche la leader europea del settore, la tedesca Sap, resta dietro a Ibm, Dell, Oracle, Salesforce oltre ai colossi citati. Gli operatori comunitari risulterebbero quindi ancora “schiacciati” da questi pesi massimi, anche quelli più grandi come Sap. Cosa succederebbe poi ai fornitori di piccole e medie dimensioni?

I promotori di Gaia-X rispondono alle critiche spiegando che non concederanno il diritto di voto ai colossi del tech nella governance, né potranno partecipare alla discussione per definire le regole e i valori su cui si baserà il cloud europeo.

La previsione però è che le aziende della Silicon Valley potrebbero comunque far valere il proprio peso attraverso attività di lobbying.

Esistono poi problemi di natura tecnica: è davvero possibile che una piattaforma europea possa velocemente rimpiazzare i servizi dei leader di mercato? È il dubbio espresso, per esempio, dal presidente della Commissione dei monopoli in Germania, Jürgen Kühling:

«Ci sono buone ragioni per non salvare dati sensibili sui server statunitensi, ma sono molto scettico sul tentativo di creare un’alternativa europea da parte dello Stato. Lo Stato qui sopravvaluta se stesso».