La storia di Ray Tomlinson: «Così ho inventato l’email »

Altro appuntamento con le storie dei pionieri che con il loro genio hanno dato vita alla Rete che conosciamo oggi. Protagonista di oggi è Ray Tomlinson, l’inventore dell’email.

«Sapevo quello che facevo, ma non avrei mai immaginato l’impatto della mia invenzione», sono le parole di un genio dell’informatica, Ray Tomlinson. Americano, originario di Lincoln in Massachussetts, è il padre dell’email moderna.

Come ha avuto l’intuizione che ha cambiato il modo di comunicare di miliardi di persone in tutto il mondo? Raccontiamo la sua storia di pioniere.

Miliardi di email inviate ogni anno

Secondo il sito di analisi Statista, solo nel 2018 sono state inviate 280 miliardi di email. Negli ultimi anni molti hanno celebrato “la morte dell’email”, che però si è sempre difesa più che bene.

Le tante chat di messaggistica istantanea, che avrebbero dovuto rimpiazzare per alcuni analisti le email, non sono riuscite a farlo: sempre secondo l’analisi di Statista il numero di email inviate all’anno non diminuirà nel tempo, al contrario aumenterà, arrivando nel 2022 a oltre 300 miliardi.

Questa forma di comunicazione straordinaria, che resiste nei decenni, è stata inventata da Ray Tomlinson nel 1971. La storia dell’invenzione che racconteremo dimostra come le grandi innovazioni nascono dalla coesistenza di due elementi:

  1. Un genio assoluto, e Tomlinson lo era
  2. La volontà di semplificare dei processi complessi.

Come nasce l’email: tutti i passaggi

A volte nella vita di un genio c’è un passaggio che diventa fondamentale. Nel caso di Ray Tomlinson, questo “passaggio” avviene al MIT, dove negli anni Sessanta sta seguendo il suo dottorato.

Un suo collega, vedendolo la sua bravura, ma anche i limiti che incontrava nel contesto universitario, gli consiglia di provare a farsi assumere alla BBN, un’azienda informatica molto all’avanguardia al tempo sulla realizzazione di infrastrutture di Rete. Ray viene assunto nel 1967 e da lì non è più andato via.

I manager si accorgono subito del suo talento e quindi lo lasciano libero di provare cose. Lavora a una serie di progetti fino a quando nasce ARPANET. In quegli anni, i giovani informatici di talento come lui iniziano a interessarsi al primo nucleo di Internet.

Ray cerca di capire come dare il suo contributo. Si imbatte allora in alcuni protocolli abbozzati dal SRI, acronimo di Stanford Research Institute, l’università che all’epoca è uno dei primi nodi della nascente Rete. Questo protocollo si chiama “Mail Box Protocol” e si può leggere qui.

Dopo averlo visionato, Ray è convinto di poter fare qualcosa di meglio. D’altronde il protocollo di SRI è troppo complicato: prevede di trasferire messaggi tra diverse caselle di posta, ma con il solo fine di inviare file da stampare.

«Era tutto troppo complicato. Quello che volevamo era solo consentire alle persone di inviarsi messaggi».

I sistemi per inviare messaggi, attraverso il protocollo di SRI hanno due problemi:

  1. I messaggi possono essere inviati non a una persona specifica, ma a una casella postale numerata.
  2. Il sistema è molto limitato e permette di condividere i messaggi all’interno di uno stesso gruppo e su uno stesso computer.

In altre parole, non è possibile inviare messaggi da un computer all’altro. D’altronde i computer sono ancora troppo costosi: per comprarne due servono più di 3mila dollari e per questo è una consuetudine che uno stesso computer sia usato da più utenti.

L’invenzione di Ray

Una volta individuati i limiti dei sistemi preesistenti, Ray lavora alla sua innovazione. Sta già sperimentando da tempo un protocollo per trasferire file e ne combina delle parti con l’idea di usarle per il trasferimento dei messaggi.

Con la sua soluzione riesce a dividere il nome della macchina da quello dell’utente – tramite il simbolo “@” (usato ancora oggi)  e consente, grazie al “file transfer program” che ha ideato in precedenza, di inviare email da un computer all’altro.

La prima email la invia nel 1971. Più volte intervistato, dice di non ricordare quale fosse il messaggio. Forse qualcosa del tipo “QWERTYUIOP”, le prime lettere della tastiera. Appena soddisfatto delle funzioni della sua invenzione, la estende ai suoi colleghi. In che modo? Proprio con una email, nella quale spiega loro come usare il nuovo sistema.

L’importanza della pazienza

Ray attende più di vent’anni per vedere la sua invenzione usata da più persone. Solo nel 1993 il suo metodo inizia a diffondersi, pochi anni dopo la nascita del World Wide Web.  D’altronde Arpanet, anche nella sua massima estensione, aveva appena 1000 utenti e che dovevano alternarsi usando una 20ina di macchine.

Malgrado l’attesa lunga, Ray resta sempre convinto che la sua invenzione avrebbe cambiato la comunicazione sulla Rete, così come poi è avvenuto.

Ray è scomparso nel 2016 all’età di 74 anni. Qualche anno prima , nel 2012, è stato inserito dalla Internet Society nella Internet Hall of Fame.

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